L’obiettivo comune di tutti i sistemi di monitoraggio è quello di determinare l’accumulo della fatica nella struttura. Per raggiungere questo scopo è necessario considerare la storia di sollecitazione in ogni punto della struttura monitorata sotto l’azione delle reali condizioni di carico.
Da una parte è possibile stimare le storie di carico soltanto con modelli computazionali, ma questa scelta soffre di molte incertezze legate alle caratteristiche del materiale e alle effettive condizioni di esercizio. Dall’altra parte, anche se è possibile rilevare sperimentalmente la storia delle sollecitazioni attraverso misure estensimetriche, possono esserci comunque dei problemi.
Può accadere che le zone di concentrazione delle sollecitazioni e i giunti possano essere molto difficili, se non addirittura impossibili, da strumentare (si pensi ad esempio alla parte sommersa di una struttura off-shore). Inoltre gli estensimetri sono sensori fragili e hanno dimostrato di non essere affidabili per misurazioni di lungo periodo.
Con l’approccio ibrido numerico-sperimentale proposto dagli autori è possibile ottenere lo stato di sollecitazione in ogni punto della struttura in maniera efficiente attraverso la combinazione di un modello ad elementi finiti e la misurazione degli spostamenti e degli stress in un numero limitato di punti selezionati. Infatti combinando la rappresentazione modale della struttura, ovvero deformazioni, stress, forze e momenti modali in tutti gli elementi della struttura, con la storia temporale misurata dai sensori, si possono determinare le sollecitazioni, le forze e i momenti in tutta la struttura utilizzando una procedura di espansione dinamica.
Il successo di questo approccio dipende dalla validità del modello ad elementi finiti e dalla procedura di espansione dalla quale si stimano gli stress locali in tutta la struttura, ricombinando i risultati modali.

