Modellare un radiatore con STAR-CCM+: il modello Dual Stream Heat Exchanger

6 min di lettura Fluidodinamica CFD

Nel primo articolo di questa serie abbiamo domato la fisica di dettaglio di un radiatore con 42 milioni di celle.

Nel secondo abbiamo sintetizzato quella fisica in un pugno di coefficienti (Pi, Pq, UAG) pronti per un blocco poroso. Il nostro “mattoncino” fluidodinamico e termico è finalmente pronto.

Resta però un problema tutt’altro che banale: un blocco poroso, da solo, sa dirci quanto rallenta l’aria e quanto calore “scompare” dal dominio fluido. Ma quel calore deve andare da qualche parte – nel refrigerante che scorre nei tubi del radiatore, il cui bilancio termico noi, nel modello macroscopico, non stiamo nemmeno simulando esplicitamente.

Il problema del blocco poroso “muto”

Ora rimane la sfida decisiva su scala veicolo: come facciamo a far scambiare calore a un semplice blocco poroso nel vano motore senza dover modellare la geometria interna dei tubi d’acqua?

Se ci limitassimo ad applicare una potenza fissa al blocco poroso, commetteremmo un errore concettuale imperdonabile: la resa del radiatore varia continuamente in base alla portata d’aria locale, alla portata del refrigerante e al salto termico istantaneo.

Se vi fermate al solo modello a mezzo poroso descritto nel secondo articolo, il vostro blocco parallelepipedo rallenta correttamente l’aria (Darcy-Forchheimer) e rimuove correttamente potenza termica dal dominio (UAG), ma lo fa in modo, per così dire, turbocapitalista: il calore che viene ceduto all’aria compare semplicemente nei bilanci, senza nessuna copertura delle risorse.

Va benissimo se l’unico obiettivo è valutare l’aerodinamica del vano motore o la temperatura dell’aria a valle del radiatore. Ma se vogliamo chiudere il ciclo termico, cioè sapere di quanto si raffredda il liquido di raffreddamento nell’attraversare il pacco, verificare la temperatura di mandata al motore, dimensionare la pompa, ci serve un modello che tenga i conti su entrambi i lati dello scambio, non solo su quello dell’aria.

Ci serve, in altre parole, un componente capace di far “parlare” due flussi distinti (l’aria esterna e il refrigerante interno) attraverso un’interfaccia di scambio termico, senza dover modellare ogni singolo tubo del radiatore.

E soprattutto, deve farlo facendo passare attraverso di sé sia il flusso d’aria che il flusso di liquido refrigerante, ognuno con le sue cadute di pressione, ma senza che si mischino tra di loro.

Ed è esattamente questo il compito del Dual Stream Heat Exchanger.

Cos'è un Dual Stream Heat Exchanger

Il modello Dual Stream di STAR-CCM+ è pensato esattamente per questo scenario: due domini fluidi separati topologicamente (l’aria che attraversa il blocco poroso e il refrigerante che scorre nel circuito primario) vengono accoppiati termicamente senza che il solutore debba risolvere la geometria di dettaglio dei tubi e delle alette. I due fluidi non si mescolano mai, ma scambiano energia: il calore sottratto all’acqua viene iniettato nell’aria in base alle equazioni locali dello scambio termico.

A differenza del modello Single Stream, dove il calore scambiato è imposto o dipende da una sola corrente, tipicamente usato per condensatori o scambiatori con cambiamento di fase sull’altro lato, il Dual Stream tiene traccia simultaneamente delle condizioni termiche di entrambe le correnti, aria e refrigerante, aggiornandole reciprocamente ad ogni iterazione.

La topologia richiesta

Per funzionare correttamente, un DSHE necessita della definizione di una mesh comune, e duplicata, in modo da garantire la coincidenza nodo su nodo, e appartenente a due Physic Conintinua separati; una delle due fisiche rappresenta l’hot stream (il circuito i raffreddamento motore) e l’altra il cold stream (l’aria che attraversa il radiatore).

Il primo scoglio pratico è di natura geometrica, non fisica: il Dual Stream Heat Exchanger non è una semplice condition da applicare a un blocco poroso isolato. Richiede una topologia dedicata, composta da tre elementi:

  • La regione “cold stream”, ossia il nostro blocco poroso, già caratterizzato con i coefficienti di Darcy-Forchheimer del secondo articolo.
  • La regione “hot stream”, che rappresenta il circuito di raffreddamento del motore: può essere modellata come un volume 3D semplificato (spesso un semplice condotto equivalente), ma anche come una topologia 1D o 0D che porta con sé solo portata massica e temperatura.
  • Le due Heat Exchanger Interface, che collegano le due region e permettono al solutore di scambiarsi le informazioni di temperatura e flusso termico ad ogni iterazione, senza che le due mesh debbano essere conformi o addirittura sovrapposte nello spazio.

Analisi del radiatore isolato del mezzo poroso

Prima di fidarsi ciecamente del modello macroscopico, vale sempre la pena eseguire un confronto incrociato tra i tre livelli di fedeltà costruiti in questa trilogia:

  • Confrontare la potenza termica Q e la caduta di pressione ΔP previste dal modello Dual Stream, a parità di condizioni al contorno, con le curve estratte dalla simulazione di dettaglio dell’Articolo 1;
  • Verificare che la temperatura di uscita del refrigerante dal Dual Stream Heat Exchanger sia coerente con il ΔT atteso dal bilancio energetico globale;
  • Se disponibili, confrontare entrambi i livelli con i dati di banco prova fisico del componente, chiudendo la catena di validazione dal dettaglio geometrico fino al modello di sistema.

Solo quando questi tre livelli (dettaglio, RVE poroso, Dual Stream) raccontano la stessa storia possiamo considerare il nostro “mattoncino” radiatore davvero pronto per essere inserito, senza sorprese, in un modello completo del vano motore.
E indovinate?
A me torna sempre perfettamente.

Portare tutto a bordo: il flusso di lavoro pratico

Quello che vedrete di seguito è un esempio di integrazione di un radiatore di una moto elettrica, in cui è stato analizzato il circuito di raffreddamento un in una condizione operativa che ricalcasse la telemetria di pista.
Tra i vari modelli utilizzati, è stato inserito proprio un radiatore caratterizzato con questa metodologia, in cui lo scambio termico reagisce.

Conclusione della trilogia

Riassumendo il percorso completo dei tre articoli, il flusso di lavoro per integrare un radiatore in una simulazione underhood a livello veicolo diventa:

  • Simulazione di dettaglio (Articolo 1) — CHT ad alta fedeltà su un modulo o sull’intero pacco, per validare la fisica e ottenere il “banco prova virtuale”.
  • Caratterizzazione del mezzo poroso (Articolo 2) — estrazione dei coefficienti Pi, Pq (Darcy-Forchheimer) e UAGvol da un RVE rappresentativo, indipendenti dalla taglia complessiva del radiatore.
  • Integrazione via Dual Stream Heat Exchanger (questo articolo) — collegamento del blocco poroso alla region del refrigerante tramite le Heat Exchanger Interface, con l’efficacia ε derivata dal nostro UAGvol.

Il risultato finale è un modello dell’intero vano motore che gira in un tempo di calcolo ragionevole, ma che al suo interno conserva, sinteticamente ma correttamente, tutta la fisica dello scambio termico che avevamo osservato nella simulazione di dettaglio dei 42 milioni di celle.

Lo abbiamo distillato in quattro coefficienti fisici tramite un RVE rappresentativo.

E infine lo abbiamo fatto “parlare” con il resto del circuito di raffreddamento attraverso il Dual Stream Heat Exchanger, chiudendo il ciclo termico senza mai perdere di vista la fisica di partenza.

Un percorso che, se vogliamo, è la sintesi perfetta di cosa significhi fare CFD in ambito industriale: non si tratta mai di scegliere tra accuratezza ed efficienza, ma di costruire il ponte giusto, metodologicamente solido, che ci permetta di portare la prima dentro la seconda.

Simcenter STAR-CCM+

Simcenter STAR-CCM+

STAR-CCM+ è uno strumento di simulazione multi-fisica, focalizzato sulla fluidodinamica computazionale CFD, che integra in maniera unica un’ampia gamma di domini fisici e di strumenti per l’esplorazione dello spazio di progetto, con una singola interfaccia.