Si, in vasca si possono eseguire prove di autopropulsione: invece di imporre la velocità col carroponte, si realizza un modello di scafo dotato di elica funzionante e si lascia che l’avanzamento sia generato dalla spinta dell’elica.
Il problema è che, mentre per lo scafo l’analogia di Froude garantisce correlazioni forti tra modello e scala reale, quando entrano in gioco i dati di elica le correlazioni diventano più deboli. Non tanto sulle prestazioni propulsive globali, quanto soprattutto su fenomeni come la cavitazione, che in scala modello può risultare molto diversa rispetto alla scala nave. Inoltre, anche quando il fenomeno fosse qualitativamente confrontabile, è estremamente difficile ricavare in vasca grandezze come l’area cavitante di un’elica installata sotto una carena in autopropulsione.
In questi casi, una vasca virtuale (un’analisi CFD in scala reale di un corpo mosso da un sistema propulsivo modellato a livelli di dettaglio crescenti) offre due vantaggi principali:
- Stima in modo più preciso le prestazioni macroscopiche, come resistenza complessiva e potenza richiesta.
- Fornisce informazioni ad alto dettaglio sull’interferenza scafo – elica, grazie a risultati come mappe di pressione e linee di corrente sotto la carena: dati che in vasca sono difficili o impraticabili da misurare e quindi, nella pratica, non vengono quasi mai ricavati.
Questa metodologia per mette di creare una correlazione diretta tra il regime del motore e la velocità dell’imbarcazione, e fornisce ulteriori dettagli idrodinamici, come il campo di pressione generato dallo scafo condizioni il funzionamento dell’elica, in termini di efficacia ed efficienza propulsiva. Sono informazioni ottenibili quasi esclusivamente con analisi virtuali e possono fare la differenza tra una progettazione standard ed una progettazione davvero vicina all’ottimo.
Il limite della vasca diventa ancora più evidente se si considera un’imbarcazione ad idrogetto: realizzare una prova sperimentale rappresentativa e correlabile alla scala reale è molto complesso, mentre dal punto di vista numerico la difficoltà di simulare un idrogetto non è sostanzialmente maggiore rispetto a quella di simulare eliche.



